“ma tu interpreti?”

“ma tu interpreti?”
“no, io disegno. disegno la musica nell’aria, con il mio corpo. le percussioni, i violini, gli arpeggi, le vibrazioni… con le orecchie la ascolti e mentre mi guardi, la vedi… non faccio null’altro che… disegnarla. il mio corpo è il mio strumento. come il pennello o la matita, come un sax o un tamburo. tutto quì. non interpreto, non leggo tra le righe, non invento nulla. non recito. lascio solo che lei filtri nel mio corpo, esattamente come la stanno suonando “

a te interessa conoscere i miei amici? no. ma proprio per un cazzo.

dovevamo passare una serata tranquilla, una cenetta psudo-romantica, o comunque tenera in stile vino-risotto-coccole-film.

e invece no. dopo una settimana che non ci si vede (e le mie ore piccole a pulire casa, visto che il fanciullo in oggetto è un maniaco dell’ordine), mi dice candido che i suoi amici hanno organizzato una cena per non so chi a casa di non so chi.
senza neppure chiedere se io ho desiderio di andarci.
“cambio di programma piccola”

piccola un cazzo.

“ecco, è meglio che non ti metti i pantaloni a zampa..”

cosa???

e quì sono scoppiata. cioè, internamente intendo. ho iniziato a parlare con accento toscano (cosa che mi capita quando sono davvero molto molto incazzata o delusa o cinica).

stasera vuole mostrare agli amici il suo personalissimo up-grade: non più modelle con le tette rifatte, ma una bambolina intelligente, magari non bellissima, ma sicuramente interessante.
senza tette , ma con un QI di tutto rispetto.
che arriva al metro-e-sessanta raddrizzando la colonna e non ha folte chiome appena messe in piega da coppola.

io stasera non ho alcuna voglia di uscire e di prestarmi al gioco.
e quando la zingara scalpita, diventa pericoloso starle vicino.

bonne chance amico.
e bentornata singletudine.
#rapporticheduranomenodi10giorni

mi sono innamorata di te perchè..non avevo nulla da fare

ottobre, 2015

quando la testa dice una cosa e l’anima ne vuole un’altra l’organismo va in crash e accadono reazioni distruttive.
esce la rabbia, la frustrazione. un momento vuoi una cosa, poi un’altra, poi piangi, poi ti diventi violento.

l’anima sa.
la mente, talvolta, le rema contro perchè seguirla vorrebbe dire mettere in discussione per davvero ciò che siamo, fare il “salto nel vuoto”, gettarsi con fiducia tra le sue braccia. e spesso è un cammino in contrasto con quanto (apparentemente) la società insegna.
è più facile per noi restare nella nostra comfort zone, anche se si tratta di una zona che abbiamo costruito ad hoc, borderline, selvaggia, esposta al rischio, che invece nasconde solo disagio, voglia di fuga e lotte interne tra mente e anima.

l’anima sa.
ma spesso ce ne dimentichiamo.
la mente desidera conformarsi,desidera realizzare l’idea che abbiamo di noi, il progetto che vogliamo e qualche volta, per accontentare l’una e l’altra, viviamo a doppia velocità, strapazziamo il fisico per vivere due vite in una soltanto.
non è facile spostare il centro dalla testa al centro del petto, allo sterno e stare in silenzio ad ascoltare.
quando dentro c’è troppo rumore, non si sente nulla. ed allora ha senso solo fermarsi e fare silenzio, rispedendo la mente al suo posto.

è bello quando riesci a guardare come se il tuo punto di vista fosse all’altezza della bocca dello stomaco. ti metti lì e guardi. in silenzio. e ti senti tranquillo e amato.

‪#‎misonoinnamoratoditeperchènonavevonulladafare‬

ottobre, 2015

pensieri sparsi

avviluppata nella saudade.

quì è molto freddo. la caldaia non funziona. il mito della piccola fiammiferaia. loro, stupende e fiammanti. tu che te ne vai. un ricordo sbagliato. la malinconia dei se. una coperta troppo corta. “2 kg di zucchine solo a un euro!”. due braccia che mi mancano. profumo di uno sconosciuto. il freddo nelle ossa. “tesoro, fermati a guardare la mia bancarella!”. gente e momenti che volano via. un trapano inutilizzato. sorrido agli sconosciuti. “come sei bella, bambina”. le tue unghie sporche. amelie porta in giro il nano. una voce roca mi sussurra “mechicoo”. una foto, per caso. lettere che nei traslochi saltano fuori da libri dimenticati. chissà deve saremmo ora se mai ti avessi detto “sì”.

ora sono pronta. per un altro giro di tango.

marzo 2013

la Musa

ci sono legami che ti entrano sotto la pelle. non parlo dei flirt tra colleghi annoiati che per dare un senso alle loro esistenze grigie iniziano a flirtare tra un monitor di pc ed un caffè senza zucchero.
parlo dei legami spersonalizzati tra un artista e la sua musa.
quando un artista, o pseudo tale, ti eleva a sua musa, sua tela, sua modella, improvvisamente tu smetti di esistere per quello che sei e diventi lava nelle sue mani. un’argilla bollente che ustiona. piano piano inizi ad essere il mezzo attraverso il quale lui esprime se stesso. muta. non parlare. non pensare, se

non per enfatizzare l’onda che ti scivola addosso, che ti travolge. tu sei mia.
improvvisamente smetti di dover essere te stessa. improvvisamente hai la libertà delle infinite possibilità. e sei bellissima. sei una tela bianca che rispecchia la mano del tuo creatore. sei il suo sguardo, sei la sua mano, sei il suo pensiero che si fa carne. tu per lui esisti in quanto sua scultura. lui per te esiste

in quanto incarnazione dell’Arte. colui che da pietra grezza fa nascere la luce. come una madre, che da la vita un’altra volta.
che sia poeta, musicista, scrittore, fotografo, pittore. ricerchiamo l’attimo immortale, ricerchiamo quella sincronicità, quell’intimità che solo noi, uniti da questo fuoco sacro, possiamo condividere.
ho avuto uomini che odiavano vedermi danzare perchè non riuscivano a condividere quel mondo in cui non ero mai stata loro.
ho avuto uomini che hanno sublimato la mia danza con la loro arte.
e nessuno di loro mi ha mai conosciuta. e non ho mai amato nessuno di loro.
il rapporto con l’artista è così. sublime, infantile, viscerale. è potente e tu comunque puoi restare nell’ombra. puoi permetterti il lusso della non quotidianità. puoi permetterti di viverti fuori da ogni schema tradizionale, nella clandestinità.
e poi l’amore si impasta con un dolore lacinante, la passione si intreccia con la violenza, i respiri, i sussulti. e voi esistete solo per l’arte, per quella passione che condividte nelle viscere, dove lui è il creatore e tu sei la sua musa.
il mio corpo è carta bianca. fanne quello che vuoi. marchiami. per sempre, indelebilmente. avrò fino alla morte la tua opera impressa nella mia carne. sul mio seno, sul plesso solare, sui fianchi, nella mia anima, sul pube, nella mia carne.
ancora ed ancora.
e ascolti sussurri di onnipotenza. e il sangue come liquido appiccicoso lentamente scivola lungo le natiche.
io sono argilla e divento la tua scultura. con dolore e passione. sono la tua musa. come le donne di picasso. di dalì. come lolita per humphry.
la donna e l’uomo nel rapporto artistico sono spersonalizzati, non esiste più un carattere, restano solo l’artista e la tela. e la loro passione viscerale.

non chiedetemi di restare spettatore indifferente, non a me. abbiate rispetto per chi sa riconoscere quello che vede.

tinder & co.

l’amore online.

siamo nel 2016, ed io, ancora vecchia maniera, considero “sfigato” iscriversi a siti di incontri online. ho difficoltà serie quando le parsone intavolano lunghe discussioni su wtsp e preferisco telefonare. o meglio. pure telefonare se non sono in confidenza mi crea qualche difficoltà.
mi chiedo perchè le persone non possano andare in un locale, bere, chiacchierare, provare a conoscersi così, dal nulla.
flirtare (dal vivo) ha avuto un’importanza forte nella mia crescita. non solo per imparare come attirare l’attenzione di un uomo, ma per capire le persone con “uno sguardo”, per comunicare anche solo guardandole dritto negli occhi. per farmi guardare ed attirare l’attenzione, in silenzio.
ha avuto un impatto decisivo anche nel momento in cui mi sono accorta che creava problemi a chi mi stava intorno, che era diventato parte integrante del mio muovermi, anche con le amiche. ed allora ho capito che era una maschera.

piccoli passi per conoscere se stessi.
piccoli gesti con i quali ti specchi negli altri e impari qualcosa di te, dei tuoi limiti, delle tue paure.
come si fa a far scorrere le emozioni tra sè e gli altri, davanti ad una chat?

e non parlo di parola scritta.
venero la parola scritta. la potenza del suono, della scrittura, le emozioni, l’eccitazione , il dolore che può procurare. ma una chat non da il tempo di pensare. è un botta e risposta immediato. così veloce che se scrivi a più persone contemporaneamente hai diffcoltà a capire chi ti ha detto una o l’altra cosa.
così veloce che certe volte ti perdi le frasi e per ritrovarle devi scorrere il testo per minuti o ore.
siamo dannatamente soli, tutti presi a chattare tra smart-I-smich-tab-phone, dispersi tra Fb, wtsp, tinder, adottaunragazzo.com, netmic, e simili.

quando ero al liceo ricordo esisteva solo messenger e la chat di libero. al massimo qualche gioco virtuale online, gdr (ma parlo di molto prima dell’arrivo di second life). lì intavolai un lungo scambio epistolare con due persone, una conosciuta in un gioco di ambientazione medievale e l’altro cyber-punk. extremelot e l’altro non ricordo. due gdr .
lettere. meravigliose lettere piene di emozione.
e i primi sms lunghissimi  che si attaccavano gli uni agli altri (1/5, 2/5…) perchè non c’era internet sui cellulari ed i telefonini avevano una sola riga.

un caro amico qualche settimana fa mi ha detto che i tempi sono cambiati. non ci si incontra più per strada o nei pub. ora ci si conosce online.
la mia migliore amica spesso ha frequentato uomini conosciuti online, sia come fidanzati, sia come amanti occasionali.
ed ogni volta, la mia mente aperta, si ritrae improvvisamente come un’antenna di lumaca e pensa “ma perchè avete bisogno di questo?” ed ancora “no, io non posso arrivare a questo ultimo stadio…”
se vuoi uscire dal giro dei soliti amici, ti iscrivi a un sito per incontri. metti la tua foto, una brevissima descrizione (di solito: anni, altezza, sesso, al max qualche interesse) e via: scegli e scarti i possibili incontri in base alla foto che vedi sul tuo display 4×7.
poi ci si scrive, qualche frase e se ci si trova interessanti si esce.
e si scopa. o ci si conosce e magari si diventa pure amici.
tu si, tu si, tu no.
tu prima eri un si, ora diventi un no.

non ci si incontra più nel bar o in discoteca. non si corteggia più l’amico-dell’-amico sperando di rivederlo senza che l’amico capisca che ci interessa. no. ci si espone subito, in prima persona. mi piaci. sei bella. che fai? quando ci incontriamo? passiamo a parlare su wtsp?
diretti.

e se si vuole chiudere, non si ha neppure bisogno di salutare. puoi eclissarti nel mondo virtuale esattamente come eri apparso: in un nanosecondo.

mi chiedo sempre quali problemi nasconda il fatto di iscriversi ad una chat. la mia amica è una bella donna. intelligente, indipendente, simpatica.
lui è molto accattivante, un surfista, attraente, un musicista, ha un lavoro solido e guadagna pure bene. siamo amici da più di 10 anni e siamo anche stati insieme. perchè anche lui ha sentito il bisogno di iscriversi. mi domando perchè ci si deve ridurre a questa specie di “ultimo stadio relazionale”.

poi penso anche che molte cose che faccio io vengono considerate borderline o che possano essere legate a estremizzazioni , quando, invece, non lo sono.

e mi sono data una possibilità: dopo che l. mi ha fatto incazzare, mi sono iscritta in chat.*

*in realtà sono durata solo 3 giorni, ma è già comunque un inizio 🙂

la vista e i 5 sensi

stamattina pensavo alla stranezza delle percezioni sensoriali.. alla vista in particolare ed al senso del giudizio.

le donne molto belle desiderano spesso essere viste come intelligenti, carismatiche dal proprio uomo, perchè sanno che lui le vede belle.
le donne molto intelligenti desiderano che il proprio compagno le guardi come se fossero qualcosa di bellissimo e raro. e quando lui non le “guarda” in quel modo, si sentono sminuite ed è come se qualcosa di importante si sgretolasse. una parte di sè si sente fortemente attaccata e… triste.

quando una donna con un pochino di testa e di estetica “nella norma” si sente dire dal suo uomo che sono altre le qualità di lei che lui apprezza, o che non è bella, ma lui la ama lo stesso, inevitabilmente si sente morire dentro. anche la più emancipata, anche la più centrata. nonostante il messaggio reale sia di fatto “non ti amo per quello che appari, ti amo per la tua interezza”

perchè?

perchè diamo così importanza all’essere “visti” belli dalla persona che amiamo e anche dalle persone che amiamo?

spesso ciò che non magari particolarmente gradevole all’occhio, come un grande pancione, o dei peli sul petto (mi riferisco agli uomini 😉 ) sono più piacevoli al tatto, appagano altri sensi, anche se non la vista. l’odore di una persona fa scattare eccitazione e ferormoni molto più che mille profumi costruiti. la morbidezza di un seno vero, anche se cade di lato o è coperto di smagliature, è differente da quella di una protesi al silicone che sta su perfetta.
mi chiedo il perchè spesso restiamo incatenati dal giudizio visivo, ma non rispetto agli altri, ma rispetto alla percezione che l’altro ha di noi stessi. perchè è così importante come gli altri ci possono giudicare esteticamente nella nostra intimità? e, soprattutto, nell’intimità, che ci giudichino esteticamente appaganti e bellissimi?

io amo l’imperfezione. ho avuto uomini bellissimi “così belli da far male agli occhi”, e uomini davvero brutti. uomini intelligenti e uomini stupidi. uomini geniali, artisti e uomini che erano sempre in costante senso di “svagatezza” (leggi: strafatti di marjuana). in ognuno di loro ho amato le loro imperfezioni. la bellezza dell’imperfezione. quello sguardo che faceva scomparire la pelle rovinata dalle cicatrici. quelle mani che sapevano accarezzarti e portarti in un altro mondo. quel modo di guardarti che ti faceva sentire una creatura selvaggia e bellissima, davanti a cui la pancia non si vedeva più. ho amato la morbidezza di un petto coperto di peli con cui giocare, le rughe su quel volto in cui spiccavano occhi di un azzurro purissimo, quel naso troppo grosso che si intonava così bene con la voce profonda.
e paradossalmente, se mi guardo indietro, tutti quelli che esteticamente proprio belli non erano, nel mio ricordo sono esteticamente più belli di quelli …perfetti. ed ancora oggi quando li incontro, li continuo a vedere belli.
e, paradossalmente, quando uno di loro non mi guardava vedendomi bella, mi sono sentita morire dentro. ogni volta.

credo sia importante vivere le persone che abbiamo a fianco non solo con la vista, ma con tutti i sensi: il tatto, il gusto, l’udito, l’olfatto, per poter scoprire lati meravigliosi e, talvolta, molto più appaganti.

vorrei che il mio uomo mi vivesse così, con tutti i sensi…ad occhi chiusi. per poi riaprirli e vedermi specchiata in lui come una creatura bellissima.