lettera aperta a s.

scrivo a te, in realtà sto scrivendo a me.
ho bisogno di mettere nero su bianco e fare un momento il punto della situazione. ❤
ho conosciuto uno.

scambio di messaggi, faccia simpatica, persona easy. per usare un termine moderno.

ci scriviamo su su wtsp. scambi di battute, poi messaggi vocali, voce calda, graffiante, sensuale. è piacevole chiacchierare. parliamo di arte, di musica, di relazioni. interessato lui a me, io a lui. ma più su un piano di conoscenza amicale.

non c’è fretta, non c’è un rapporto morboso (come poteva essere con m.)

decidiamo di vederci, una mostra, un concerto, perchè abbiamo capito di essere in un certo senso simili e di avere voglia di cose “diverse”, nutrienti.

poi la serata salta a causa mia perchè per lavoro finisco troppo tardi. ci risentiamo il giorno dopo e improvvisiamo un’uscita. andiamo in un locale a s., troppo affollato. camminiamo nella notte e raggiungiamo un piccolo english pub. ordiniamo due jack e cola. fuori fa freddo, pioviggina. io sembro un elfo e lui ricorda incredibilmente mille uomini del mio passato. non provo attrazione-strappa-mutande, sono semplicemente a mio agio.

chiacchieriamo. beviamo. fumiamo. beviamo. ridiamo. ci raccontiamo mille cose, con la sensazione di tranquillità e simpatia. ridiamo da pisciarci addosso.

usciamo parecchio brilli e camminiamo di nuovo di notte in una città mezzo deserta. arrivati alle macchine – io ho preso la mia per non essere nelle mani del lupo  e per precauzione – io sono praticamente sbronza e lui pure. ci salutiamo come due amici.

torno a casa con il sorriso.

in realtà mi sentivo un po’ in colpa. al martedì avevo baciato m., non mi sembrava carino uscire con lui. poi m. al sabato non mi ha proposto di vederci ed allora lui è stato un “ripiego”.

il giorno dopo non so come, o meglio sì, sempre all’improvviso, ma perchè m. non mi ha cagato, decidiamo di rivederci la sera. andiamo a mangiare in un ristorante eritreo. con le mani. e anche lì ritroviamo questa complicità fatta di risate, di battute, di ironia. mi sembra un amico con cui flirto, ma con cui c’è una bella sensazione di leggerezza. dichiariamo reciprocamente che c’è una forma di attrazione, ma che aspettiamo a vedere cosa succede, che questo gioco è più bello. questo assaporarsi lentamente a vicenda ha un gusto particolare. ci sfioriamo le mani, e ti dirò, non è quell’eccitazione che potevo provare con m., dove ti arriva una forma di urgenza e ti parte l’embolo al cervello. è diverso, più delicato, più spostato verso la simpatia, l’amicizia, il divertirsi proprio con la persona più che sessualmente. mi ricorda più roger rabbit che banderas in original sin.

quella sera lì ci scappa un bacio, ma è un bacio ridanciano. un bacio di due guduriosi che hanno mangiato, bevuto, chiacchierato e si sono divertiti per la piacevole compagnia reciproca.

poi ci sono i messaggi con m., la pesantezza, la sua aggressività… insomma tutto quello che conosci bene.
martedì piove. è una giornata malinconica, mi sento un po’ parisienne, mi sento in quello stato emotivo da coccole e languidezza. un misto di saudade e sensualità.
ci sentiamo mentre sto uscendo dall’ufficio. in meno di 5 minuti decidiamo di vederci: una pazzia.
da milano torno a casa, più di un’ora perchè c’è traffico. mi faccio una doccia, mi vesto, prendo una bottiglia di vino e ri-esco.
in macchina, sotto al diluvio universale, in tangenziale, per andare in un luogo sconosciuto. da uno sconosciuto.
entro nella campagna del milano sud, posti nominati solo sulla cartina… come san-donato-milanese e san-giuliano e melegnano.
arrivo nella via. riconosco la macchina. zona industriale.
mi apre. entro nel suo studio (e temporaneamente casa)
è imbarazzato, ha preparato una cena carina. informale. piatti di plastica e bicchieri di plastica, sembriamo accampati e ci sta perchè siamo imbarazzati un pochino e allora beviamo e fumiamo un po’. per sciogliere il ghiaccio.
e poi ci baciamo. e succede che sì. lo facciamo.
e la cosa inaspettata è che “ci sentiamo” a vicenda. abbiamo gli stessi tempi. gli stessi ritmi. senza averne parlato, senza esserci detti cosa ci piace.
non ha un fisico da modello. ma impazzisco per come mi guarda: sornione e come se fossi qualcosa di bellissimo.
ha gli stessi occhi di l.. mi ricorda m.. il collo di f..
è una sensazione strana: non vedo lui, ma vedo gli uomini del mio passato che si alternano dentro di lui. mentre è sopra di me penso alla canzone di patty pravo “far l’amore con lui, pensando di stare ancora insieme a te..”  già..nel mio caso sarebbe “voi..” 🙂
e allora gli dico di parlarmi. parlami, voglio sentire la tua voce. perchè ho bisogno di riconoscerti. di sentire che sei tu.
la sua voce, è solo sua.
e allora lui mi parla e mi guarda con quell’espressione che diventa l..
e io muoio sotto quello sguardo.
la cosa assurda è che facciamo l’amore come se parlassimo la stessa identica lingua.
e non è così comune. mi era capitato con l., appunto. l.-il-ganja-addicted.
forse si tratta di mera compatibilità anatomica. un incastro quasi perfetto.

altre volte mi è capitato di dire “ho provato sensazioni incredibili, fuori dal mondo”, come con s. o a. : sembravamo anime che si reincontrano dopo millenni di separazione, una cosa ultraterrena. ma non è questo il caso.
si. so che non è la normalità, ma basta affinare l’intuito per avere dei partner con cui c’è intesa a livello chimico.
spesso quando faccio l’amore penso “oooohhhhh ti amoooo”. naturalmente non lo dico mai.
ma quì è stato diverso. non ho pensato mai “ti amo” (si, talvolta sull’onda dell’eccitazione lo penso anche con persone che so perfettamente che non amo in senso assoluto), ma quì no. e sono sempre rimasta un po’ guardinga. era lui che parlava. “ti sento. cazzo. ti sento. ti sento proprio”
ed era vero quello che mi stava dicendo.
“ti sento. ti sento totalmente”.
si.
perchè la cosa – che io conosco – mi stava stupendo davvero. mi ha stupito.
e quindi sono rimasta guardinga. e forse per la prima volta , non mi sono lasciata andare mentalmente. non sono entrata in quella fase da drogata che ho quando mi parte l’ormone.
però la sentivo forte e chiara anche io.
è una comunicazione che mi è capitata qualche volta, ma non così spesso: tu sfiori il corpo dell’altra persona e senti esattamente quello che sta provando. è incredibile, perchè davvero senti dentro le scariche neuronali dell’altro.
poi guardavamo abbracciato paura e delirio a las vegas e quando il desiderio tornava lento a farsi sentire lo rifacevamo.
e poi l’abbiamo rifatto. come se fossimo amanti da sempre.
ma è strano, perchè con a., con s., mentre facevamo l’amore io immaginavo le nostre anime che si reincontravano. con lui no. nulla di tutto questo.
come se davvero – per fortuna – una cazzo di volta la mia parte estatica e che vuole partire per la tangente si fosse fermata.
dopo la terza o quarta volta, visto che erano le 4 sono tornata a casa.
ecco.
poi ci siamo risentiti e sembra che ora tra gli impegni reciproci sia praticamente impossibile vedersi fino a settimana prossima. però mi accorgo che si è persa quella spontaneità.
c’è paura di dire “voglio rivederti” o “sono stato bene”. cioè lui mi ha detto che è stata una cosa speciale, io lo so che è così. ma non so quanto lui sia “esperienziato” per capire che davvero non è proprio la normalità.
un po’ come quando balli bene con una persona: non è la prassi, anche se si è entrambi ottimi ballerini.
e ogni commento positivo viene subito affiancato da “in questo momento io non voglio una relazione..ho bisogno di godermi queste cose”. mentre prima era un “sono un uomo da relazioni lunghe, questo è il primo periodo che faccio la vita da scapolo, ma penso di volere ancora una relazione”
e questo a me manda in para.
io me la vorrei vivere in totale leggerezza. con semplicità. una cosa un po’ folle, come è nata. un artista (pare pure che sia stimato), che non si sa perchè mi vede bella. che si sente toccato (e magari mente, non lo so), con il quel io potrei solo godermi il momento del divertimento: cene, sesso, concerti, chiacchiere.
e mi chiedo perchè cazzo, perchè, invece, ho paura che non voglia rivedermi e questa paura mi fa andare in uno stato di disagio ed inferiorità.
io ero quella che andava a casa di un uomo e gli diceva “no, non dormo quì” e se ne andava lasciandolo col pisello duro e godendo del mio “potere”. non sono mai stata stronza e ho sempre portato rispetto per ogni uomo con cui sono stata. e forse non sono sempre stata così forte come apparivo.
vorrei solo una cazzo di opportunità, caro amico.
conoscere una persona piano piano e poi vedere insieme come si evolvono le cose e invece mi ritrovo improvvisamente con “l’ansia da rifiuto”. sarà perchè ultimamente ho accumulato i casi umani del no-che-non-ci-rivediamo e no-che-non-ti-scopo o ti-ho-detto-che-sono-libero-ma-ho-una-relazione-da-un-anno.
sarà che sento molto il distacco della mia migliore amica che ora che ha trovato un fidanzato non siamo più noi-due, ma è lei-e-lui. ( e probabilmente entro fine anno si trasferirà da lui a kilomentri di distanza)
non voglio rovinare tutto, capisci? e quando dico “tutto”, non intendo che mi vedo fidanzata a lui. ma la possibilità anche che diventi un’amicizia-speciale, quelle amicizie tra persone adulte dove c’è stima e rispetto reciproci e se ci si desidera non si hanno problemi.
ho voglia di farmi fotografare da lui, di veder crescere l’eccitazione mentale che gli procura il mio corpo, il mio sguardo. il mio muovermi. ma ho paura di far uscire fiumi di paranoia a parole se non lo rivedo velocemente.
e poi di troncare di netto
strano sai?
era da un po’ che non pensavo ad avere un amico così. con lui in realtà non ci penso proprio ad una relazione. solo che dall’altro lato non voglio indossare questa maschera – che conosco bene – che è quella che nasconde i sentimenti dietro un “relazioni, IO? maddai, suvvia! il mio passato parla per me! io sono un essere libero, io non riesco ad avere legami, ci vediamo quando succede e finchè stiamo bene, senza ansie e senza aspettative.” e ancora una delle mie frasi tipche “credo mi abbiano amputato la ghiandola che ti fa innamorare… nel mio cervello non ci sono quei contatti sinaptici..mi spiace”
che poi è vero, ma c’è di più. c’è che in realtà io “chiedo” implicitamente: stupiscimi cazzo.
STUPISCIMI E FAMMI INNAMORARE.
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2 pensieri su “lettera aperta a s.

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