NOwhere (appunti di viaggio)

sono appena tornata dal piccolo deserto sopra la spagna, da cajon de mongros, dal nowhere festival.
e sono ancora sospesa tra cielo e terra.

non so ancora se riuscirò a trovare le parole giuste per condividere questa esperienza, perchè ancora mi sento dentro ad un vortice. ancora quando chiudo gli occhi sprofondo in quel non-luogo, confondendo realtà e sogno, senza comprendere davvero dove sono ora.

sono partita in solitaria per questo festival in spagna con il mio zaino ed il sacco a pelo. non sapevo esattamente cosa avrei trovato, mi avevano chiesto di danzare e tenere dei seminari. sapevo che era un incrocio tra un ecovillaggio, un festival di artisti e una moderna woodstock.
i primi giorni sono stati duri, non tanto per il caldo sopra ai 40 gradi e per la mancanza d’acqua, ma per la difficioltà di comunicazione con le persone: parlo inglese per lavoro, il business english, e ho scoperto che invece, leggere libri, vedere film, quando lo devi parlare con persone che hanno la tua stessa età e vengono dall’america, dall’inghilterra, dal nord europa e parlano quasi esclusivamente per slang e per modi di dire, non serve e ti senti con enormi difficoltà ed in prima elementare.
ed io, allora, sorridevo. ho elargito luminosi ed inconsapevoli sorrisi. e respirato tantissimo con la pancia.

poi una mattina è successa la magia, ho tenuto un workshop improvvisato di allungamento e respirazione e due ore dopo mi sono accorta che anche alla fine le persone continuavano a fermarsi e ad unirsi, gente da tutto il mondo che mi ringraziava per quello che stavo facendo. ballerini, yogini, artisti, gente di passaggio. vedevo il riflesso della mia passione negli occhi di chi veniva a ringraziarmi alla fine delle lezioni. abbracciandomi – perchè al nowhere ci si abbraccia sempre – e dicendomi di andare avanti, di continuare a fare questo nella vita, perchè si sentivano nutriti. perchè raramente nonostante avessero girato anche il mondo, avevano trovato qualcosa di simile che unisse diverse discipline ed entrasse così nel profondo.

a nowhere non c’è mai giudizio su quello che fanno le persone. e la gente ti ringrazia. con il cuore. mi chiamavano “girl with sparkling eyes”, la ragazza con gli occhi che brillano.

i giorni si sono poi susseguiti come in un sogno, tra tempeste e una tromba d’aria. la nudità è il vestito più comune, unito a travestimenti stranissimi. puoi svegliarti la mattina e vedere la regina vittoria unita ad una polinesiana. ma entrambi, uomini.
ogni campo organizza molti workshop (rigorosamente gratuiti, perchè i soldi, i cellulari e ogni collegamento con il mondo esterno sono vietati/limitati). ci sono seminari di danza, dal contact allo swing, di teatro, musica, tantra, pratiche sessuali più svariate. la libertà di espressione, artistica e sessuale, sono imperanti e con esse il totale rispetto del corpo, dell’ambiente (in 10 giorni non ho mai visto neppure un mozzicone di sigaretta in terra), e soprattutto, dell’altro (nessuna persona è invadente e ti senti tranquillo a girare solo anche a notte fonda).

la mattina salivo sulla montagna ed andavo a meditare. mi univo agli elementi, alle direzioni. ringraziando per i doni ricevuti e per la giornata che sarebbe arrivata.

ho conosciuto una persona, un incontro che non so ancora nè definire nè probabilmente saprò mai. con cui abbiamo fatto assieme un percorso di scoperta reciproca dei corpi attraverso il massaggio e la respirazione taoista. lavandoci a vicenda con quel poco di acqua che c’era e condividendo i reciproci studi (lui è sul cammino tantrico). ho scoperto come siamo tutti Uno e come sia bello trovare qualcuno che si prenda cura di te, con cui poter respirare per ore, assieme, immobili, in comunione di anime. ho scoperto che esiste un modo di fare l’amore che è affine a quello che ho sempre proposto io ai miei partner, che ho sempre cercato, e che per la prima volta, arrivava dall’altro e non da me.
con lui ho portato avanti quello che di solito pratico con le mie donne, nei cerchi si meditazione, ed è stato emozionante. mi sono abbandonata e lui si è abbandonato, in un’espressione di yin-yang che mai avevo provato così.

ho scoperto che nel non comprendersi appieno con il linguaggio, limitiamo le maschere perchè è impossibile cadere nei soliti giochetti sterili e si è completamente aperti ed in ascolto dell’altro.
non ci sono più inutili battutine sferzanti e non si rimane inutilmente male per un tono di voce che non ci convince, perchè se non capisci, chiedi spiegazioni. e tutto diventa improvvisamente semplice.

la comunicazione con il respiro, il linguaggio del corpo, un ritorno all’essenziale. nessuna sfumatura, nessun gioco di parole. la chiarezza e la semplicità.

non riesco ancora a capacitarmi del rientro e già sto preparando nuovamente lo zaino per ripartire per la prossima meta. questa volta in navigazione, per il mediterraneo.

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