della paura del dolore, della sofferenza, di mater morbi

La paura del dolore.

Qualcuno sostiene che l’unica dea a non avere seguaci è la malattia. La malattia cronica, quella reale, non quella immaginaria degli ipocondriaci. La morte ha i suoi seguaci, figli pronti a sacrificarsi in suo nome. La vita ha i suoi seguaci. La guerra nutre i suoi figli. Persino la sofferenza indotta, la mutilazione, la modificazione corporea, il dolore fisico, il sadomasochismo. Ma non Lei, non Mater Morbi. Non la madre delle malattie.

Ti ritrovi qui, terrorizzata, a scendere dal piedistallo di chi sta bene e ti dice “ma sì, fai le analisi, così puoi guarire”.

Un male cieco. E per la prima volta comprendi chi non si cura. Chi non vuole sapere. Perchè l’ignoranza permette di credere di stare bene. Di fingere che sia tutto a posto. L’universo delle possibilità, delle parole che rimbombano nella testa. Artrite. Osteoporosi. Artrite reumatoide. Infiammazione. Dolore. Lastre. Analisi. Pastiglie. Antidolorifici. Un albero genealogico costellato di mali oscuri. Fino ad arrivare al tuo terrore più cieco: la paura di smettere di ballare.

E allora non fai le analisi, non fai lastre, non prendi antidolorifici. Il solo pensiero ti attanaglia la gola e blocca le gambe. Non vuoi sapere. Non voglio sapere. nulla. Vai avanti non ascoltando la tua anca. Le grida del tuo corpo. Con le lacrime agli occhi perchè tu non puoi smettere di ballare. Non voglio smettere di ballare. La tua vita, non avrebbe più un senso. La mia vita, non avrebbe più un senso.

Casa-lavoro-casa-amici-casa e ancora Casa-lavoro-casa-amici-casa forse un pranzo in famiglia. No, non è questa la mia vita. La tua vita.

Mondi nefasti si materializzano davanti agli occhi. Ricordi di una vita non tua. Incubi. Sogni. Gambe tagliate e corpi mutilati. Non io. Non posso. Ci sono già passata. La sedia a rotelle ti ha sfiorata e poi.. poi hai iniziato a ballare.

Le medicine ormai non fanno più parte della tua vita, del tuo percorso di ascolto, fatto di rimedi naturali, meditazione, yoga, respirazione. Eppure vivi in questa città, invasa dallo smog, dove il cibo è pompato con antibiotici e il corpo respira veleno. Ogni giorno. Tutti i giorni. Dove il veleno si insinua lentamente, entrando dalla pelle, per poi diffondersi nel sangue e lentamente tu muori. Senza neppure accorgertene.

E questa volta hai paura ad ascoltare la mia anca. La tua anca. Hai paura a darle retta. A cosa possono servire le lastre? A cosa può servire ingerire medicinali se non riesci a comprendere la natura di questo dolore, da dove nasce e cosa vuole comunicarmi.

.. e il dubbio si insinua.. se messa davvero alla prova, se di fronte a qualcosa di grave per davvero il tuo percorso si sgretolasse? Se non avessi la forza di andare fino in fondo alla radice di questo male?

Sai bene che smettere di ballare è solo una scelta. Ma hai paura. Sei terrorizzata. Sono terrorizzata. Il non sapere permette di far finta. Ma questo non sei tu. O sì? Non fingi sempre che tutto vada bene? Non fingo che vada bene?

Un sorriso e un abbraccio.

Non sei forse tu quella che strapazza il corpo per arrivare al limite e superarlo? E poi crolla. E davanti al crollo continui, imperterrita. A lottare, a proseguire.

Hai paura. E le lacrime agli occhi.

E una voce, nel silenzio, ti sussurra impenitente che puoi scegliere. Scegliere di sapere.

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3 pensieri su “della paura del dolore, della sofferenza, di mater morbi

  1. devi sapere…….se vuoi conoscere cosa hai e da cosa deriva devi conoscere……….poi puo’ essere solo una cavolata o una cosa piu’ seria ma devi sapere………………………poi si sa le paure sono tante, ………..in bocca al lupo bonnehiver…………………………..meo

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