Pedrito (racconti fotografici)

Pedrito

Pedrito è un eroe. Uno degli ultimi romantici.

Erano giorni che sentivo aleggiare nell’aria il suo odore e ieri sera è arrivato. Pedrito ha un odore forte, penetrante. è  impastato di miseria e tabacco. Rhum e sesso. La sua pelle trasuda fumo e acido e anche quando se ne va da una stanza il suo aroma stridente ti resta appiccicato. Te lo senti addosso, nelle narici, sui vestiti, sul corpo. Come un abbraccio, di un amante devastato.

Lo guardo e credo che abbia poco più di 40 anni, ma potrebbe averne 60 o 30. La moglie e il lavoro lo hanno lasciato qualche anno fa. E lui si è lasciato per poi trovarsi. O non trovarsi.

Si ama e si odia, a giorni alterni. Si piace così. Si sente l’eroe di qualche romanzo.

E’ pieno di idee e soluzioni – per i problemi degli altri – e si infervora, perchè gli amici lo ascoltano e poi non si smuovono dalla loro inedia.

Io me ne sto rannicchiata sul mio tappeto di pelo bianco mentre lui mi porta nei suoi mondi s-fatati.  Lo ascolto e tocco le stesse donne che tocca lui, mi ubriaco con il suo rum, piscio con lui, mi sveglio nel cuore della notte in preda al panico.

Ama parlare. Mentre racconta, la sua miseria sembra meno triste. Ama chiudere gli occhi e sentire il rapimento degli altri. I ragazzini lo ammirano e vorrebbero vivere la sua vida. le donne desiderano essere la prossima.

Certe volte mi chiedo come sarebbe essere una delle sue puttane tristi. Guardo le sue mani sporche, con la pelle ruvida e chiudendo gli occhi penso a come potrebbe essere venir amata da un uomo come Pedrito.

Pedro si chiama Juan. Come il Don Juan. E come lui, è un don Giovanni della miseria. Ama a modo suo le donne che si scopa. Ha grande rispetto di loro. Che siano belle, brutte, giovani, vecchie, luride, pulite, lui se le conquista e se le scopa. Si, se le scopa. Le lecca. Le sodomizza. Pedrito non usa mai termini gentili. Nei suoi quadri chiama le cose con il loro nome. Culo. Tette. Figa. Passera. Merda. Sperma. Il suo linguaggio è sconcio. Immediato. Virile. E triste.

Di fianco a lui mi sento una bambina. E forse anche lui mi considera tale. Non so perchè arrivi e si confidi con me. Mi guardo intorno e vedo gli sguardi di uomini compiaciuti, di ragazzini che si eccitano ad ascoltarlo, delle donne che bramano essere penetrate da lui. Oppure che si schifano e – fintamente – inorridiscono. Bramando di essere penetrate da lui. Poi guardo lui e vedo solo quei grandi occhi profondi velati di tristezza. Sento la sua voce arrochita. Guardo quelle mani così grandi. Le rughe intorno agli occhi. Il velo del personaggio che ha deciso di interpretare..

Pedrito è un uomo solo. Uno degli ultimi romantici.

(e vorrei solo prenderlo, come una madre e stringerlo forte al cuore. vorrei prenderlo e lavarlo in un estremo gesto d’amore. come se fosse un bimbo. vorrei pulire le sue ferite, sciogliere con l’acqua i calli della sua anima, pulire le sue rughe fino a vedere il rosa della sua pelle. asciugarlo. e lasciarlo andare.)

solo passati alcuni anni. forse attimi. forse un decennio.
sono passata sotto casa sua. ho suonato. “ciao pedro”. mi ha aperto.
sono salita sulla sua terrazza, vista mare. lui era vestito di bianco. pulito. dimagrito. quasi pelle e ossa. mi ha ricordato hemingway. mi ha sorriso con il calore di amado. ora fa lo scittore.ho allungato una mano e gli ho accarezzato la guancia.
lui, ha chiuso gli occhi.

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