viaggio alla scoperta del tango (appunti di)

12/10/2012

nel tango la donna non decide. non avanza. non incalza. non fugge.

nel tango la donna si abbandona. completamente. senza pensieri. si appoggia delicatamente al petto del suo compagno e si lascia andare.

le gambe nude, i piedi nudi, calzati in sandali bellissimi e chiude gli occhi.

non esistono pensieri, non esistono passi, ma solo un estatico stato di abbandono.

e solo nel momento in cui si raggiunge quell’essere un unico respiro, il tango funziona.

ma badate bene: nel tango la donna non è fedele. cambia compagno, spesso, e passa dalle braccia di un uomo all’altro.

e il gioco, ricomincia.

nel tango la donna è bellissima, abbandonata, e fedele solo a se stessa.

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27/10/2012 L’uomo e la donna sono specchi l’uno dell’altra nel tango.

i corpi non mentono. la donna si abbandona all’uomo quando si sente protetta da lui. l’uomo si prende cura della donna solo se lei glielo permette.

altrimenti l’alchimia non si crea.

(danzo ad occhi chiusi, mi lascio guidare da te e tra le tue braccia creo armonie meravigliose.)

ma se l’uomo è incerto, strattona, per paura d’essere d’intralcio agli altri perde la sua sicurezza, la coppia si sfalda. ed i ballerini sono l’uno lo specchio dell’altro.

se la ballerina non si abbandona, l’uomo lo avverte ed accresce la sua insicurezza, se lei non gli permette di proteggerla, lui diventerà inadeguato.

questo tango è un distillato di vita e poesia. questo tango è maestro e narratore della vita quotidiana.

slow slow quick quick..e partiamo con un nuovo cruzado. ad occhi chiusi.

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h. 2.30 – 24/10/2012

una mano che ti invita. l’imbarazzo iniziale. e poi,quando gli occhi si chiudono,non sei più tu.

i piedi iniziano a muoversi, senti solo il respiro, ansimante. il tuo, innocente, che si fonde col suo profumo di uomo.

il sudore delle fronti che si toccano.

hai 15 anni, sei vestita con un abito bianco di cotone sdrucito. le scarpe col tacco di chissà quale sorella maggiore.

sotto i piedi,le travi di legno e intenso odore di sigaro e umido nell’aria.

non sei più a milano.

in lontananza il rumore del mare.

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la sensazione è quella di essere aggrappata ad una roccia con le braccia e di lasciarsi cullare le gambe dalle onde del mare.così. il tango è marino.

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02/11/2012

http://www.laviadeltango.org/2011/01/le-mie-personali-considerazioni-sul.html

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e di nuovo il respiro che danza.il tango insegna la lentezza. l’ascolto. ti attendo. mi lascio andare all’istinto. solo nella sublimazione del non pensiero possiamo lasciarci fare all’amore. la necessità del contatto, del sentire l’abbraccio, del non perdersi.il tango è la disperazione di questa “attrazione fisica tormentata dall’assenza dell’amore” (cit. Lorella Matassini).uno sconosciuto. i respiri che si fondono. nell’abbraccio. se mi tieni a distanza, non riesco a ballare. ho bisogno di sentire il tuo respiro, il battito del tuo cuore, la tua fronte sudata, la tua guancia contro la mia. la tua mano sulla schiena che mi guida e mi tranquillizza. il tuo piede, curioso, che gioca con il mio. sento il tuo tremito. senti se sono tesa. ci fondiamo.poi l’abbraccio si scioglie. ed un istante dopo, la memoria cade già nell’oblio.

***ricordarsi di ballare a stomaco vuoto. con la pancia piena si perde la saudade.***

02/11/2012

“Non condivido chi si lancia in Milonga senza aver fatto sufficiente pratica. Rallenta il ritmo della pista e oltre a sentirsi a disagio, mette a disagio”un pensiero che mi fa stringere lo stomaco. la milonga è un luogo aperto. è un luogo sociale. è come chiedere ad uno zoppo di non camminare nel parco perchè rallenta la passeggiata altrui. non penso che a buenos aires nei quartieri poveri la gente abbia i soldi per fare le pratiche, la tecnica, il corso. intendo il ballo come liberazione dell’anima. a tutti i livelli. il ballo per strada, il ballo che fa brillare gli occhi, anche se non hai le scarpe perfette, anche se non hai l’abito giusto.forse si dovrebbero sviluppare le coscienze e l’educazione dei ballerini, i meno pratici al centro, all’esterno gli altri. forse si dovrebbe ricordare ai professionisti che sono stati anche loro dei “primi passi”. forse anzichè dire che il tango è un ballo di cuore, si dovrebbe solo fare. ovunque. in qualsiasi momento della giornata.

grazie alla danza mediorientale ed alle mie sorelle con le quali balliamo anche in mezzo alla neve, nei parchi, nella notte. fottendocene di chi guarda. grazie al mio ballerino che mi prende ai bordi del marciapiede e dopo la lezione mi tiene a provare per strada fino all’una di notte. grazie perchè anche in milonga ridiamo, sorridiamo, amiamo, giochiamo. grazie perchè sono una donna berbera e noi assaporiamo la vita, a piedi nudi.

forse si dovrebbero educare gli automobilisti che non si parcheggia sulla pista ciclabile.ma siamo a milano.

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11/12/12

la musica inizia e tu respiri.

solo se il tuo respiro e il suo diventano uno, allora si fa il tango. ti devi abbandonare a lui, lasciarti guidare dal suo pensiero, dal suo corpo, dal suo istinto. lasciarti condurre nel suo mondo, entrare intimamente in contatto.

su una coreografia è molto più difficile. perchè ti devi fidare e lasciar andare l’ego.

una bellissima prova per il proprio sè.

fidarti e lasciarti andare anche se credi di sapere, anche se pensi di sapere meglio dell’altro. fidarti e abbandonarti, anche all’errore. fidarti e lasciarti condurre in una nuova creazione. perchè solo se gli spiriti si fondono si sublima l’attimo. e si “sente” davvero.

13/01/13

in milonga da sola. ti manca la protezione del tuo ballerino, che ti faccia sentire protetta e curata. ti manca il suo abbraccio, così familiare ed accogliente. ti senti spersa ed hai timore a guardare negli occhi gli altri uomini. tu, quando il tuo sguardo, da sempre, è la tua finestra nell’anima.

poi arriva un tizio, il primo. ti invita. chiudi gli occhi. non sai il suo nome e, in fondo, ti dici che non ha poi tutta questa importanza. lo abbracci. chiudi gli occhi. e di nuovo, rientri in quella dimensione familiare, in cui il tuo corpo si fa musica, in cui la musica si fa sangue, in cui ciò che conta è solo il quì ed ora. ed ora sei tra le sue braccia.

i piedi iniziano a girare “sono una principiante..scusa” e ogni qualvolta i tuoi occhi si aprono, incontrano il suo sorriso aperto e rassicurante. la melodia è veloce, i piedi vorticosi seguono camminate, passi, che non sai più se conosci o meno. non sai se sbagli o no. il tuo unico intento è quello di ascoltare lui. sentire lui. annullare i pensieri.

la tanda finisce ed un altro uomo, vecchio questa volta, ti prende la mano.

un abbraccio diverso, un odore diverso. chiudi gli occhi, lui smette di parlare. e tutto ciò che senti sono solo le sue mani e l’intenzione.

e così, ancora ed ancora. corpi caldi che si sfiorano, pelle a contatto, respiri, mani, due donne, due uomini, piedi che volano, tacchi, gonne, sorrisi, sguardi.

poi, esci e nella notte incontri il bianconiglio.

***
07/03/2013

..e di nuovo i sospiri. lento..lento..piegati sulle ginocchia..stiamo ballando insieme..seguimi..non sforzare le braccia..
il suo respiro,il mio abrazo, suavemente mi porta..le sue cosce tra le mie..voleo, gancio..ti metto alla prova. sorrido. chiudo gli occhi. sorrido.
di nuovo.
mister T, sono tornata.

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